Moda, frenano i consumi ma il web corre (+21%)

Sita Ricerca News   •   31 Maggio 2019

Secondo Sita nel 2018 gli acquisti in Italia si sono contratti del 2,5%, a 27,7 miliardi. Patiscono i canali fisici, mentre l’online cresce a doppia cifra. Per il 2019 previsti un lieve recupero e una chiusura a -1,8%.

di Elisabetta Campana

L e incertezze a livello internazionale, ma anche la progressiva perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane, a cui si aggiunge il meteo che spesso fa le bizze.

«Sta di fatto che i consumi di abbigliamento e calzature in Italia hanno archiviato il 2018 in flessione del 2,5%, a 27,7 miliardi di euro. Il trend negativo coinvolge però tutte le big five europee, con una contrazione media dell’1,9%, su un totale di 167,7 miliardi. Meglio della Penisola Germania (-1,2%), Gran Bretagna (-1,3%) e Spagna (-1,5%), peggio invece la Francia (-3,1%)»

ha detto Fabio Savelli, direttore generale di Sita ricerca, al convegno «Scenari e previsioni 2019 per il fashion system» svoltosi a Milano.

«Il mercato italiano è sostenuto dalle vendite online che crescono in modo significativo, + 21% rispetto al 2017, raggiungendo una quota del 12%. Senza l’e-commerce la performance de canali fisici scende al -5,1%»

ha aggiunto Savelli, precisando:

«Nel 2018 gli e-buyer fashion sono arrivati a 14,5 milioni (+34% rispetto al 2014) e hanno comperato online il 18% dei loro acquisti moda»

Altro aspetto da non sottovalutare è che la quota di vendite a prezzo ridotto è stata pari al 53,8% (nel 2010 era il 35%) e, in Europa, solo la Gran Bretagna, con un 60,8%, super il nostro Paese.

A livello merceologico, il calo della spesa italiana coinvolge tutti i settori: più penalizzati l’abbigliamento e l’intimo maschili. Mentre childrenswear e calzature patiscono meno.

«Il ritmo di acquisto elevato a prezzi convenienti resta l’approccio al consumo più diffuso degli italiani (41%). Anche se emergono più forti del passato, esigenze di qualità e, in nuce, di eticità dei capi (26%)»

ha spiegato Savelli.

In tema di quote di mercato dei vari canali distributivi, i monomarca solo saliti al 49%, così come i pure player all’8,4%. Le catene multimarca si sono stabilizzate al 9,4%, mentre i multibrand tradizionali sono scesi al 19,3%, gli ambulanti al 4,4% e la voce altri (outlet, grossisti, iper) al 9,6%.

«Difficoltosi anche i primi 4 mesi di quest’anno: i consumi hanno accusato un – 2,7% e maggio, molto piovoso, peggiorerà il trend. Penalizzati gli acquisti nei centri commerciali (-7,9%), maggior tenuta invece dei negozi nei centri città (-1,2%) e di quelli negli outlet village (-1,9%), mentre l’e-commerce viaggia a un +13,1%» ha detto Savelli, aggiungendo: «Per il 2019 prevediamo un -1,8   con un lieve recupero per la seconda parte dell’anno. Le stime per il 2020 sono di un -1,1%»

Contrariamente ai consumi, le esportazioni di moda stanno mostrando dati positivi.

«Nel primo trimestre 2019, con un +6,1%, le imprese italiane, leader in Europa per valore aggiunto, addetti e saldo commerciale, hanno evidenziato una buona capacità competitiva. Ottimi i risultati soprattutto per la filiera della pelle (+9,9%)»

ha detto Stefania Trenti, responsabile Ufficio Industry – Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, precisando:

«Il fatturato realizzato all’estero si stima possa raggiungere il 70% entro i prossimi 5 anni»

In termini di performance faranno inoltre sempre più la differenza gli investimenti in sostenibilità e innovazione: «Analizzando un ampio campione di bilanci di imprese del tessile-abbigliamento emerge come redditività e crescita del fatturato siano più elevati per le aziende che hanno puntato maggiormente su queste strategie» ha aggiunto Trenti.

«Sul fronte consumatori, come emerge da una nostra ricerca qualitativa, negli italiani è aumentata la consapevolezza riguardo alla sostenibilità, ma non è automatico che venga poi tradotta in comportamento d’acquisto»

ha detto Annamaria Armano, responsabile servizi media e ricerche qualitative di Sita Ricerca.

«Dalle aziende i clienti vorrebbero maggiore trasparenza riguardo alla sostenibilità, che si costruissero un’immagine e una reputazione in questo ambito e che valorizzassero il made in Italy, oltre a puntare sul riciclo e a sperimentare nuove soluzioni nei tessuti»

ha concluso Armano.

a.b.

Fonte: MFF – NUMERO 107   PAG. 2  DEL 31/05/2019