Menswear italiano meglio del previsto

By |2019-08-03T16:37:45+00:00Giugno 12th, 2019|Latest Articles, Uncategorized|

Menswear italiano meglio del previsto, ma vietato abbassare la guardia

Sita Ricerca News   •   12 Giugno 2019

Stime su 2018 e su inizio 2019

L a moda maschile italiana chiude il 2018 con un andamento migliore rispetto alle previsioni rilasciate nel gennaio scorso: secondo le stime diConfindustria Moda su dati IstatSita Ricerca Indagini Interne, il fatturato settoriale cresce non del +1,5%, come si era preventivato, ma del +2,4%, attestandosi a 9,51 miliardi di euro, anche se con un lieve cedimento (-1,7%) relativamente al valore della produzione, che riguarda l’attività produttiva svolta entro i nostri confini, al netto della commercializzazione degli articoli importati, e che totalizza 4,64 miliardi.

Il menswear – che concorre nell’ordine del 17,2% al turnover complessivo della filiera tessile-moda nazionale e al 27,3% se si parla di abbigliamento – registra un +4,9% alla voce esportazioni, che sfiorano i 6,4 miliardi di euro, incidendo sul turnover del comparto per il 67,2%.

Va segnalato anche che le importazioni, dopo una battuta d’arresto nel 2017, riprendono vigore (+8,6%), superando i 4,31 miliardi di euro.

In leggera contrazione, da 2,12 a 2,07 miliardi, il saldo commerciale, mentre il piatto continua a piangere quando si analizzano i consumi nazionali. A quota 6,89 miliardi nel 2017, nel 2018 non vanno oltre i 6,55 miliardi, incassando un -4,8%: la performance peggiore degli ultimi sei anni.

Le rilevazioni di Sita Ricerca per Sistema Moda Italia indicano, in particolare, un decremento delle vendite della primavera-estate 2018 del 2,9% nel nostro Paese: se non fosse stato per i saldi, cresciuti del 2,2%, il segno meno sarebbe stato più pesante.

In base all’analisi di Sita Ricerca, la seconda metà dell’anno, inoltre, è stata con il freno più che mai tirato, con il periodo settembre-ottobre come maglia nera (-10%) e con un -2,1% nell’ultimo bimestre.

Nessuna novità positiva con l’arrivo del 2019, iniziato con un -3,3% del sell out sullo stesso periodo del 2018.

A livello merceologico, nei 12 mesi la confezione cede il 4,7% e la maglieria il 7,2%. Più contenuta la flessione della camiceria (-1%) e delle cravatte (-1,7%). Emorragia del -15% per l’abbigliamento in pelle

Passando ai canali distributivi, nell’arco di tempo tra marzo 2018 e febbraio 2019 il mercato uomo italiano risulta appannaggio soprattutto delle catene (38,8% del totale, in progress dell’1,1%), con il dettaglio al 25,2%, in calo del 3,6%.

A fronte dell’impasse di gdo e outlet, avanza l’e-commerce: dopo una frenata tra la primavera-estate 2017 e l’autunno-inverno 2017/2018, riprende quota (+2,9%) e raggiunge il 7% del mercato della moda maschile nazionale.

Tornando a parlare di estero, si nota nel 2018 l’andamento dinamico di segmenti come la confezione (+4,5%) e la maglieria (+11,2%), che compensano il rosso di camiceria (-3,1%),  cravatteria (-8%) e leatherwear (-6,2%).

Le vendite in Ue – il maggiore acquirente di menswear made in Italy, con oltre il 52% dell’export totale settoriale – progrediscono dell’1,4% e quelle extra Ue del 10,4%.

La prima nazione di sbocco è il Regno Unito, che con il suo +7,6% sorpassa di 10 milioni di euro la Germania, comunque in aumento del 2,3%. Terza la Francia (+2,5%), in arretramento dell’1,2% la Spagna.

Passando all’extra Ue, nel gennaio-dicembre 2018 balzano all’occhio il +15% della Svizzera (piattaforma logistico-commerciale per molte griffe) e la ripresa degli Usa (+6%). Nel Far East, bene Hong Kong (+8,4%) e ancora meglio la Cina (+36,2%): insieme, con 670 milioni, sono secondi solo a Gran Bretagna e Germania.

Il Giappone non delude (+4,8%) e la Corea del Sud corre a doppia cifra (+18,9%). Intanto la Russia mette a segno un +4,1%, dopo un 2017 record (+19,6%): da notare però che per l’abbigliamento in generale quest’area frena al -0,4%.

Quanto alle importazioni, quelle di capi in tessuto e in maglia crescono rispettivamente del +7,5% e del +14,9%, con le camicie in progress del +4,7%. In flessione le cravatte (-6,2%) e i capi in pelle (-4,8%).

Il top supplier è la Cina, in decremento del 2,7% ma con una quota del 17% tra i Paesi da cui importiamo moda uomo. Secondo il Bangladesh, con il 13,3% e una variazione del +1,8%. I Paesi Bassi, tradizionale porto d’ingresso delle merci asiatiche, fanno un balzo di quasi il +21%. Da segnalare il +28,6% della Francia.

Per finire, uno sguardo ai primi mesi del 2019: in base alle prime e provvisorie statistiche di Istat, a gennaio-febbraio la moda maschile italiana ha visto l’interscambio con l’estero proseguire su un sentiero favorevole, risultando meno esposta alle criticità congiunturali rispetto ad altri ambiti. A sostenerla l’export (+7,3%, pari a 1,23 miliardi di euro), bilanciato dall’import in rialzo del 7,3%, per un totale di 973 milioni di euro.

A dare man forte al fatturato estero la confezione (+4,9%) e soprattutto la maglieria (+17,9%), ma restano in area critica la camiceria (-4,3%), le cravatte (-7,6%) e l’abbigliamento in pelle (-12,3%).

In crescita tutte le nazioni dove esportiamo di più: Germania (+4,1%), Regno Unito (+21,3%), Francia (+7,2%) e Usa (+17%), senza contare le performance di Hong Kong (+7,8%), Cina (+19,8%) e Giappone (+18,9%). Debole, al contrario, l’andamento in Spagna (-2,1%) (nella foto di Aka Studio-Collective, buyer alla scorsa edizione di Pitti Uomo).
a.b.

Fonte: Fashion Magazine – 10  giugno 2019

Il consumatore e la sostenibilità

By |2019-08-03T16:54:10+00:00Giugno 3rd, 2019|Latest Articles, Uncategorized|

Il consumatore e la sostenibilità nel mondo tessile

Sita Ricerca News   •   3 Giugno 2019

I l mondo semantico della sostenibilità presso il consumatore è coperto in gran parte da significati legati all’esaltazione di tutto ciò che è natura, e dunque al dovere da parte nostra di rispettarla e preservarla.
“L’emergenza ambientale è Top of mind quando il consumatore parla di sostenibilità” afferma Annamaria Armano, presentando a Scenari e Previsioni 2019 per il Fashion  System una ricerca qualitativa svolta a maggio sulla tematica della sostenibilità ed il tessile presso millenials, generazione X, baby boomers.
In questo scenario cresce la consapevolezza della necessità di modificare determinati stili di vita, cercando ognuno anche un proprio modo concreto (riciclo, riutilizzo, utilizzo materiali/prodotti a basso impatto ambientale).

Nelle associazioni spontanee generate dal termine «sostenibilità» il mondo tessile emerge subito più volte  e viene denunciato come modello particolarmente negativo.

Nell’elaborazione mentale di un “tessile sostenibile” l’immaginario collettivo stringe lo zoom sul concetto di naturalità, autenticità, biologico, in un ottica anche di qualità e pregiatezza. All’opposto, è anti-sostenibile per definizione il grande mondo dell’abbigliamento fast fahion, inteso come l’impero della produzione di capo sintetico, a basso costo.
Nonostante questa presa di coscienza c’è uno scollamento tra l’orientamento espresso ed i comportamenti di acquisto reali del consumatore in tema fashion, dove la sostenibilità rimane in un limbo tra il rimosso ed il secondario come driver di acquisto.

Nel Fashion sembra non esistere ancora quell’indispensabile alleanza e condivisione di intenti con i marchi di riferimento –  cosa che già avviene nell’alimentare – che spingerebbe il consumatore verso il fare/scegliere/cambiare…

Si chiede alle aziende di sancire un patto per percorre insieme il cammino verso scelte sostenibili nel settore Fashion, e ciò si esprime in necessità di trasparenza della filiera, politiche di riciclo, valorizzazione del made in italy, innovazione.

Fonte: SCENARI E PREVISIONI 2019 intervento di Annamaria Armano

Le tendenze del mercato fashion

By |2019-08-03T16:42:34+00:00Maggio 31st, 2019|Latest Articles, Uncategorized|

Le tendenze del mercato fashion 2018 e le prospettive

Sita Ricerca News   •   31 Maggio 2019

I consumi di abbigliamento nel 2018 segnano un trend negativo nell’Europa dei Big Five, con Francia ed Italia maglie nere. Il mercato italiano fashion, rilevato attraverso il Fashion Consumer Panel, infatti segna un -2,5% nel 2018 rispetto al -1,9% della media europea. Il calo è trasversale ai settori merceologici, con una particolare enfasi nell’abbigliamento ed intimo maschili. Il bambino e le calzature manifestano una minor sofferenza.

La situazione in Italia è ancora più allarmante se si guardano i risultati delle reti fisiche (-5,1%). Il mercato è infatti sostenuto dal canale on line che in Italia mostra una dinamica di crescita ancora molto forte + 21% rispetto al 2017, raggiungendo una quota del 12%.

Gli e –buyer fashion sono 14,5 milioni nel 2018, +34% rispetto al 2014 e acquistano on line per il 18% dei loro acquisti di abbigliamento. Gli e-buyer sono smart rispetto alla media, tendono ad acquistare on line più prodotti in promozione ma di fasce prezzo medio alte e alte, privilegiando capospalla, calzature e accessori.

Il 2019 mostra un inizio difficoltoso e ha fatto registrare infatti un -2,7% nel primo quadrimestre.

Nei primi quattro mesi del 2019, gli shopping mall, che detengono il 40% di quota, cedono il passo; in maggior tenuta i Foc e i centri cittadini. L’on line invece continua a crescere a doppia cifra.

Fonte: Convegno Scenari e Previsioni 2019 intervento di Fabio Savelli

Scenari e previsioni per il 2019

By |2019-08-03T16:44:19+00:00Maggio 10th, 2019|Latest Articles, Uncategorized|

Scenari e previsioni per il 2019: consumi e sostenibilità

Sita Ricerca News   •   10 Maggio 2019

SitaRicerca terrà il consueto incontro

SCENARI E PREVISIONI 2019
per il Fashion System

Quale è stata la dinamica dei consumi di abbigliamento nel 2018? 

Quali prospettive di consumo per il 2019 e 2020?

Quali sono le dinamiche di consumo in Europa?

Quali i principali fenomeni in atto in Italia ed in Europa in termini di scelte “green”.

L’industria italiana Fashion come si pone di fronte alla sostenibilità e all’economia circolare?

Il consumatore cosa pensa su ecologia, sostenibilità, economia circolare e qual è il suo impegno concreto?

Come queste tematiche impattano negli acquisti di abbigliamento e nella percezione di marca?

Nell’incontro si risponderà a queste e ad altre domande, e saranno come sempre approfonditi i temi più interessanti del settore abbigliamento.

Per scaricare l’invito in PDF cliccare qui

SCENARI E PREVISIONI 2019
per il Fashion System

Martedì 29 Maggio 2019   ore 14.00
 
c/o SPAZIO SAN VITTORE  49
Via San Vittore, 49
20123 MILANO 

Intimo e calze per l’uomo

By |2019-08-03T16:46:38+00:00Maggio 7th, 2019|Latest Articles, Uncategorized|

Intimo e calze per l’uomo

Sita Ricerca News   •   7 Maggio 2019

Fonte: Magazine “Intimo più mare” n° 215 – Marzo 2019
Link: https://www.yumpu.com/it/document/read/62452766/intimo-piu-mare-n-215-marzo-2019(pag. 132 – 133)

“Per le calze ma anche per l’intimo già nel 2017 rispetto al 2016 sono risultati stabili sia i volumi d’acquisto che il valore – commenta Annamaria Armano, partner di Sita Ricerca – Quindi questo significa una stabilità dei prezzi in un mercato dell’abbigliamento (complessivo, intimo ed esterno) in calo anche con prezzi calanti.

Nel 2018, sempre per quanto riguarda calze e intimo uomo, abbiamo nell’intimo un calo nei volumi acquistati del 3,7% che corrisponde a un minore calo nel valore speso (2,5%). Nelle calze i volumi acquistati sono calati del 2,8% per un calo del valore speso dell’1,9%.
I volumi sono calati di più della spesa per entrambi i segmenti. Questo significa che i prezzi sono aumentati di circa l’1% più o meno per entrambi i settori e questo è successo in un contesto generale dell’abbigliamento complessivamente di prezzi deboli. In definitiva, questi due segmenti hanno mostrato una tenuta dei prezzi maggiore di quella dell’abbigliamento esterno.”
Se esaminiamo i canali di acquisto, per l’intimo al primo posto e in crescita ci sono i negozi monomarca, seguiti dai multimarca indipendenti (in calo). Per quanto riguarda le calze, invece, se al primo posto ci sono sempre i monomarca in crescita, al secondo posto troviamo discount, super e ipermercati, altrettanto in crescita. I negozi multimarca indipendenti sono al terzo, a pari merito con gli ambulanti. Questo fa pensare che gli acquisti di intimo e calze per l’uomo siano ancora prevalentemente in mano alle donne della famiglia. La leggera crescita di canali come catene multimarca, department store e grandi magazzini fa però intravedere l’affermarsi di uomini che stanno progressivamente riprendendo in mano il proprio shopping, non solo di abbigliamento esterno.

Nuovi modelli di rischio e geomarketing

By |2019-08-03T16:49:38+00:00Dicembre 18th, 2018|Latest Articles, Uncategorized|

Nuovi modelli di rischio e geomarketing

Sita Ricerca News   •   14 Dicembre 2018

La business intelligence applicata al settore moda è stata il tema di un convegno organizzato nei giorni scorsi al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano da Fashion Bank, società unica nel suo genere, in quanto specializzata nell’analisi e nel monitoraggio del rischio finanziario nella distribuzione di moda: un’attività costruita su una banca dati quarantennale, composta da 120mila punti vendita italiani e 4 milioni all’estero, oltre a un archivio di 3mila produttori, associati a circa 10mila marchi.

In particolare, il summit si è focalizzato sui modelli di ultima generazione per il calcolo del rischio finanziario: in particolare sulle applicazioni pratiche di Fashion Map (nuovo strumento strategico e operativo per il controllo, la razionalizzazione e lo sviluppo di una rete distributiva aziendale multibrand) e sul nuovo portale Frm-Fashion Risk Management.

Ad aprire i lavori Roberto Ragnini, founder di Fashion Bank, che ha citato alcuni dati sul mercato italiano della moda, «il cui valore nel 2017 è stato di circa 42-45 miliardi di euro, con i maggiori canali di vendita rappresentati da monomarca e insegne in franchising (45%) e i negozi multibrand al 33%».

Su questo 78% del mercato si è dunque concentrata l’analisi di Fashion Bank, «operando in ambito di certificazione internazionale Ancic in materia di privacy e criptazione dati dei clienti – ha chiarito Ragnini – e tenendo conto non solo degli indici finanziari ma anche di fattori aleatori e variabili, per esempio le condizioni atmosferiche, la professionalità del negoziante e la composizione del sell in. L’alta specializzazione delle informazioni deriva da una profonda expertise del settore merceologico, di cui diamo una visione specifica, accompagnata da un accurato servizio al cliente».

«Un servizio innovativo – ha precisato – che rappresenta il punto di arrivo di un percorso di quattro anni insieme all’Università Politecnica delle Marche, con il supporto di partner quali Sita Ricerca, la compagnia di assicurazioni Euler HermesCo.E.Ri. Kosmos(proprietario di un modello di certificazione del credito), la testata Fashion magazine e lo Studio d’Andrea». Coinvolta anche la Lega del Filo d’Oro, partner etico cui Fashion Bank ha versato un contributo per ogni partecipante al convegno.

A nome di Università Politecnica delle Marche è intervenuto Danilo Scarponi, docente di Business Intelligence, che ha ripercorso il lavoro fatto con Fashion Bank: «Il primo passo – ha affermato – è stato sfatare alcuni miti abitualmente considerati come criteri certi per valutare il rischio finanziario del punto vendita».

I risultati della ricerca hanno infatti dimostrato come gli indici oggettivi di bilancio non siano sufficienti a formulare un giudizio affidabile. Occorre misurare anche i valori intangibili, in primis il capitale umano. «Per far emergere questi elementi intangibili – ha puntualizzato Scarponi – è stata condotta una ricerca su 9mila negozi, che ha prodotto la raccolta di 150 indicatori, poi integrati con le variabili quantitative, il tutto utilizzando l’intelligenza artificiale».

Di questi 9mila store, il 19% si identifica con l’eccellenza e quindi è ad elevata sicurezza finanziaria, il 44% si colloca nella fascia “a normale rischio”, ma il 37% presenta un rischio elevato. «Vince nel tempo l’azienda che si pone un obiettivo alto, etico e focalizza la propria attività sull’offrire una risposta a bisogni specifici», ha concluso Scarponi.

A questo proposito Marc Sondermann (nella foto), direttore e ceo di Fashion magazine, ha ricordato che i multimarca italiani evoluti hanno le carte in regola per farcela, a patto che non abbassino la guardia e sappiano evolversi: «Hanno attraversato una durissima fase di selezione, ma costituiscono tuttora un tassello vitale per l’intero sistema del made in Italy. Oggi solo chi dialoga in modo autentico con il consumatore ha la possibilità di sopravvivere e questo, nonostante le difficoltà, ha favorito i multimarca, sinonimo di un fatturato complessivo di quasi 15 miliardi di euro e capaci di cogliere i desideri del cliente meglio di altri, oltre che di garantirgli un’offerta più variegata. All’attacco dell’e-commerce questi negozi devono rispondere imparando a sfruttare a loro volta gli strumenti digitali».

Fabio Savelli, ceo e founder di Sita Ricerca, è entrato nel vivo di Fashion Map, frutto della sinergia tra questo istituto di ricerche di mercato specializzato nella moda e Fashion Bank: «Si tratta di uno strumento di business intelligence e marketing operativo che consente di sviluppare il posizionamento competitivo del proprio brand all’interno del canale distributivo multimarca – ha fatto notare – analizzando nel dettaglio le caratteristiche e le performance della rete vendita. Essendo basato sulla banca dati di Fashion Bank, è costantemente aggiornato».

Attraverso questo servizio di geo-marketing, si arriva a definire il reale posizionamento di un marchio sul territorio, analizzare in profondità il parco clienti e fornire un supporto basato su dati oggettivi. Obiettivo, individuare le aree di sviluppo in relazione sia al mercato di riferimento, sia ai competitor, in modo da incrementare le vendite, ottimizzare la copertura territoriale, migliorare la distribuzione e acquisire nuovi negozi, che siano solvibili e in target con il brand.

Come ha precisato Savelli, «tutte le informazioni e analisi sono direttamente gestibili dal cliente tramite un portale online intuitivo, dove uno strumento di geolocalizzazione individua il posizionamento territoriale dei clienti attuali e potenziali, con relative schede informative dettagliate».

Sempre più numerose le aziende che utilizzano Fashion Map, tra cui Betty Blue-Elisabetta Franchi, che ha individuato 12 brand competitor e ha tratto dall’analisi preziose informazioni: per esempio, che i suoi punti vendita hanno un acquisto medio molto più alto nel segmento moda donna rispetto ai competitor (161mila euro contro 123mila) e un ottimo livello di penetrazione del marchio (25% superiore alla media di settore).

Paolo D’Andrea, credit counselor, ha ribadito che «il rischio si può gestire attraverso informazioni corrette, in grado di predire lo scenario, in modo da impostare una reazione adeguata», passando poi la parola a Patrizia Mandrioli, credit manager di Twinset Milano, da dieci anni cliente di Fashion Bank.

Mandrioli ha citato i tre punti cardine della strategia aziendale di Twinset Milano: «Mantenimento del canale wholesale, sviluppo internazionale e consolidamento delle linee di prodotto, per essere sempre più globali». «Grazie al servizio Fashion Risk Monitoring (Frm) – ha aggiunto – che va oltre la pura informazione commerciale rappresentando un efficace tool per monitorare il credito e il rischio, possiamo affermare che sono aumentati i clienti, soprattutto quelli della fascia migliore, ed è calata la percentuale dei clienti protestati».

«Il nostro nuovo portale Frm – ha raccontato il cio di Fashion Bank, Francesco Pagliarecci – accerta l’affidabilità finanziaria della clientela, previene le insolvenze e monitora quotidianamente il rischio dell’intero portafoglio clienti in Italia e nel mondo, fornendo report informativi specifici di tipo finanziario e commerciale, insieme a una serie di dati accessori, ma non meno importanti. Tutto questo rende Fashion Risk Monitoring uno strumento completo e integrato per le imprese della moda».
A cura di Fashion Magazine.

Le chiusure domenicali: riducono gli acquisti?

By |2019-08-03T16:51:59+00:00Novembre 4th, 2018|Latest Articles, Uncategorized|

Le chiusure domenicali rischiano di ridurre il traffico e gli acquisti fashion specie nei grandi luoghi dello shopping

Sita Ricerca News   •   4 Novembre 2018

Dall’osservatorio continuativo di Sita Ricerca “Sentiment e Fashion”, nato con l’obiettivo di comprendere atteggiamenti, comportamenti e propensione verso gli acquisti fashion, emerge che la popolazione italiana è divisa a metà  in relazione al  gradimento della proposta di legge di chiusura dei negozi  e degli esercizi commerciali nei giorni festivi.
Il 52% non gradisce la proposta, specialmente tra i più giovani, nel Nord Ovest e Centro e tra i redditi alti, i target con maggior potere di acquisto. Il 48% invece apprezza la linea del governo sulla questione, gradendo quindi norme più stringenti sulle aperture festive, con maggior enfasi tra le famiglie oltre i 35 anni, gli abitanti del nord est e del sud, e tra chi percepisce un reddito basso.

Quale strategia metterà in campo la popolazione per i suoi acquisti fashion nel caso di approvazione della proposta?
Indipendentemente dal proprio accordo rispetto alla proposta, il 28% degli intervistati afferma che si organizzerà in base alle nuove regole e concentrerà i propri acquisti al sabato.
Ma scatta un campanello d’allarme per gli shopping mall, gli outlet, le catene perché quasi un 20% degli intervistati dichiara che acquisterà maggiormente online ed il 15% prevede che tale provvedimento porterà ad una riduzione complessiva della propria spesa in abbiglaimento.

Per saperne di più della ricerca “Sentiment e Fashion” rivolgersi a: daniele.spelta@sitaricerca.com.